DIPINTI

 

 

 

 

 

 

Il Labirinto Inverso di Davide Tonato

 

 

 

Una delle più evidenti particolarità nei dipinti di Davide Tonato, è il rispetto dei gesti e materiali secondo criteri della tradizione, che vengono impiegati con una proprietà filologica intrinsecamente capace di evidenziare l'etica e la posizione culturale dell'artista. Egli è perfettamente edotto della cultura utile per poter sviluppare l'ordine e la qualità di una ricerca volta a esaltare le facoltà mimetiche connaturate all'esercizio di quest'arte. La pittura è così versata all'inganno, come avvertono consapevolmente i maestri sacri del passato, da partorire tra i suoi vari generi lo specifico che i francesi hanno chiamato, più descrittivamente di quanto si dice con altre espressioni linguistiche, trompe l'oeil. Si tratta di un genere che dall'epoca rinascimentale, quando, la pittura raggiunse la piena maturità dei suoi mezzi, ha continuato a riprodursi sino ai giorni nostri, registrando particolari fortune alla fine dell'Ottocento e ancora tra i Surrealisti, ma molto spesso rinvenuto anche nelle proposte di teorie figurative apparentemente estranee al "capriccio" e al fantastico, luoghi ove più difficilmente ritroviamo questa peculiarità, come nell'Arte Concettuale. E la disposizione all'inganno ottico, dunque, travalica ormai la sostanzialità pittorica medesima, emergendo anche da linguaggi espressivi estranei alle tecniche e alle scelte estetiche, come quelli praticati da Tonato. Essa è un prodotto dell'idea artistica genericamente estesa. Con ogni evidenza, connaturandosi al Fantastico, la tecnica dell'inganno visivo si rinnova in ogni epoca e si riproduce attraverso i più vari linguaggi educandosi alle esigenze odierne. Nello stabilire se l'inganno ottico sia pratica figurativa da riproporre nel contesto di una ricerca contemporanea, non possiamo metterne in dubbio l'attualità. Seppure non volessimo tener conto che persino l'imitazione dell'antico, inteso come strumento materialmente disponibile, rientra nella summa delle facoltà concesse all'artista contemporaneo che diversamente dai suoi predecessori può scegliere a tutto campo tra le esperienze elaborate dall'arte nei secoli sino ad oggi, riconosciamo che si tratta di una pratica oggi molto diffusa. Quella attuale è una società della simulazione e proporre l'illusione volontariamente sostitutiva del reale è pratica diffusa in ogni settore della comunicazione. Non credo possibile estrarre la convinzione della modernità o dell'attualità delle immagini di un pittore ragionando sulla tecnica che egli utilizza o dalle sue convinzioni estetiche, ma risulta che per Tonato la pittura, carica della propria tradizione, offre, quanto all'affascinante mondo illusorio dell'inganno ottico, caratteristiche e possibilità difficilmente sostituibili con altri mezzi. In buona sostanza si deve guardare al suo lavoro senza porsi il problema - del resto si tratta di una questione irrilevante ai fini di accertare la validità di un'idea poetica - se i suoi mezzi siano attuali o meno, poiché sono certamente funzionali all'espressione che l'artista si è prefissa. È quanto basta. Una seconda proposizione può essere posta circa l'attualità delle immagini così ottenute. La speculazione prospettica, intesa come gioco geometrico e quale sorgente di mondi senza coordinata orientativa, come figurazione di paesaggio visionario, di miraggio architettonico, è nell'attualità della simbologia d'oggi? È utile "capriccio" nella determinazione di una spazialità ideologica, se non ideale. dell'uomo alle soglie del nuovo secolo? La maggior parte tra noi ancora non si rende conto di quanto sia mutata definitivamente, e per tutti, la concezione spaziale. Eppure ci comportiamo "naturalmente", come se in rapporto a questa convenzione avessimo sempre ragionato come ora. Dal punto di vista dell'immaginario popolare è stato determinante il contributo delle trasmissioni televisive sulle spedizioni spaziali, quando chiunque poteva rendersi conto che nel vuoto siderale. "sopra" e "sotto" non hanno senso, se non per chi definisce lo spazio in rapporto alla propria posizione. Le dimensioni sulle quali erano stabilite "fisicamente" le certezze della nostra collocazione materiale nello spazio sono saltate. Il detto popolare per segnalare la concretezza di un comportamento o l'assennatezza di una decisione "star coi piedi per terra", non ha più significato che la sua inversione "aver la testa per aria".Anche l'acquisizione ormai generalizzata e acquisita a ogni livello culturale dell'identità psicanalitica, ha condotto l'individuo a una concettualità individuale del rapporto con lo spazio. L'uomo contemporaneo non ha punti fissi o concezioni acquisite per il suo comportamento e ha scoperto che le nuove frontiere sono nella propria mente. Allora, ecco tornare i simboli che già si trovano nelle primordiali figurazioni rituali, il cerchio, la sfera, il labirinto. Nell'arte contemporanea questi simboli si propongono con insistente frequenza, mentre la pittura medesima è globalmente considerata un simbolo. L'inconscio è spesso alluso dalla figurazione di corridoi, dedali e labirinti. Gli studi sull'argomento hanno avuto recentemente un significativo incremento. Ma già Giorgio De Chirico, il grande metafisico, pittore alchemico precursore e contributore del Surrealismo, dipinge le sette porte che gli antichi egiziani raffiguravano per descrivere il loro mondo sotterraneo concepito come un labirinto. Nei quadri tondi di Tonato, infatti, lo sguardo si aggira in labirinti dove invano si cercano punti sui quali coordinare una possibile sosta, una "base". Non sono forse incertezza e ansia, dubbio, nomadismo, a determinare i comportamenti delle ultime generazioni? E questi labirinti molto spesso sono circolari, somigliano nella loro morfologia (e ciò offre occasioni di riflessione) al cervello umano, come se la forma del labirinto in qualche modo prefiguri la forma del concetto d'interiorità spirituale, universo nel quale non esistono coordinate fisiche che definiscano l'alto e il basso e altri concetti similari. Il pittore veronese realizza una proposizione bretoniana ben nota. Nel Manifesto del Surrealismo si dichiara che le tradizionali certezze sulle quali è basata la concezione di "buon senso" non hanno alcun senso. Tonato inventa paesaggi aerei o sotterranei circolari, o per meglio dire sferici, concavi o convessi, che rendono allettante la citazione di alcune analoghe rappresentazioni di Maurits Cornelius Escher, famoso per eccellenza nell'esplorazione della prospettiva reversibile, che opportunamente ci offrono la possibilità di argomentare la distinzione di Tonato surrealista, in quanto Escher con le sue calcolatissime visioni tetraedriche ne è evidentemente lontano, poiché estraneo a qualsivoglia processo di automatismo psichico, egli è, come scrive il suo miglior biografo e critico Bruno Ernst, "un costruttore di realtà impossibili". Oppure potremmo pensare al finto caos del giardino anamorfico di Patrick Sourd. Ma, ci chiediamo, se l'impossibile viene costruito "con rigore e legittimità", dobbiamo tuttavia considerarlo impossibile? Ciò vale pure per Tonato, benché la sua posizione sia più sfumata rispetto al sognare surrealista, implicando una visionarietà utopistica di retaggio romantico per la quale si può dire che la "realtà" delle sue immagini non ha una credibilità fisica rigorosa e legittima. Però nei dipinti di Tonato il cenno anamorfico è costantemente presente. Mentre sappiamo che al calcolo prospettico si attribuisce qualità realistica, dovremmo tener presente invece che è uno dei massimi artifici di finzione, mediante il quale possiamo rappresentare convenzionalmente una terza dimensione che la pittura, per limite incontrovertibile del proprio linguaggio, non possiede. Jurgis Baltrusaitis, in epigrafe al suo famoso saggio, scrive che "l'anamorfosi non è l'aberrazione in cui la realtà è assoggettata a una visione della mente, ma un sotterfugio ottico nel quale l'apparenza eclissa la realtà". Nell'opera di Tonato la realtà eclissata dà luogo a una realtà immaginaria, irreale ma probabile, impossibile ma concepibile secondo la nuova apertura dell'idea spaziale dell'uomo contemporaneo. Non è frutto soltanto di una trovata prospettica o più semplicemente di gioco, se quasi tutte le sue più recenti immagini possono essere capovolte o fatte ruotare senza che intervenga alcuna variazione dimensionale nella percezione dell'immagine che vi è rappresentata. Molti dei labirinti sferico-circolari di Tonato, se restituiti in pianta ortogonale, potrebbero somigliare a mandala, costituire cerchi che contengono quadrati e viceversa. Si tratta di "immagini primordiali" quali Gustav Jung nei suoi studi ha tanto acutamente caricato di significati. Circa la possibilità di una dimensione materiale di simili visioni, basta sorvolare a discreta quota il centro di New York per avere una reale sensazione prospettica del vero molto prossima agli abissi delle Utopie dipinte da Davide Tonato. I suoi dipinti non sono certo illustrazioni fantascientifiche, ma rappresentazioni di una "reale" possibilità spaziale non troppo distante da eventuali realizzazioni oggi tecnicamente raggiungibili. Potrebbe piacere ora analizzare l'opera di questo pittore procedendo secondo un accettabile criterio di riscontri attualizzanti: quanto le sue fantasticherie sino in linea col successo della cultura New Age, come egli sia un appassionato e avido conoscitore di teorie esoteriche, insomma quanto la sua cultura corrisponda alla capacità empatica delle sue raffigurazioni, ma ci preme invece restare alla qualità pittorica della ricerca figurativa. L'idea sferica che domina nell'immaginario di Tonato rammenta che, secondo gli specialisti della materia, la psiche umana stessa può essere paragonata a una sfera ed è corrispondente alla più recente concezione "inconscia" dello spazio. Nella struttura formale dei suoi quadri, s'irraggiano dal centro linee di fuga divergenti e intanto convergenti in una visione pluricentrica. Questa è la sua sostanziale diversità dall'idealità prospettica tradizionale e che possiamo ritrovare anche nei dipinti metafisici dechirichiani. Che altra funzione può avere tale deliberato spaesamento prospettico, se non quello distillare nell'osservatore un senso di smarrimento, d'incertezza, d'instabilità? Ma anche di attesa e di curiosità come proviamo cercando di scoprire il significato nascosto dei nostri sogni. Pure è stato possibile a un innovatore oltranzista come Marcel Duchamp, uno dei padri surrealisti, produrre opere preconcettualistiche avvalendosi di procedimenti derivati all'arte dal campo ottico cinetico. I suoi rotoreliefs resi attivi nel film Anemic Cinema per effetto della rotazione, originano concavità e convessità e pure un leggero stato di ipnosi. Senza far calcolo su tale possibile precedente, Tonato ritiene che molte delle sue immagini dipinte con supporti tondi, potrebbero e possano ruotare, evidenziando quella che molti studiosi definiscono "la sfera del labirinto". La sua idea dello spazio, giovandosi della conoscenza delle religioni indoasiatiche, prescinde dalla linea dell'orizzonte di concezione occidentale e aderisce piuttosto alle cosmogonie simboliche - come, ad esempio, i mandala - nelle quali l'intuizione della sfericità universale non ha consentito l'antropocentrismo pernicioso che per secoli ha posto l'uomo contro il proprio ambiente. Le filosofie orientali non hanno elaborato niente di simile alla psicanalisi, essendo acquisito che l'individuo debba cercare l'armonia tra il corpo e la mente quale principale condizione per la crescita spirituale. Dopo aver riflettuto in questi termini, però, dobbiamo necessariamente denotare una particolarità che attribuisce un segno peculiare ai percorsi labirintici di cui stiamo parlando. Infatti, avverte sapientemente "Il libro dei labirinti", testo capitale di Paolo Santarcangeli: "senza un centro, non esiste un vero labirinto nel dinamismo del disegno. del tracciato da percorrere". Su ciò occorre soffermarsi poiché, appunto, grazie alla sua convinzione cosmogonica, i labirinti di Tonato non hanno un centro. Dunque, non sono labirinti? Per sciogliere il quesito occorre riconoscere che le sue immagini ci presentano una configurazione nuova di quest'arcaica ed affascinante figurazione. Sono ideati mediante una concezione dello spazio che si avvale della dimensionalità virtuale ed informatica, visione completamente nuova rispetto al tradizionale concetto formativo del percorso, magico od iniziatico o altro, della tradizione plurimillenaria. Il labirinto ha ingresso e centro, perciò possiede un inizio ed una fine. In questi quadri, invece, non è determinato alcun punto di penetrazione o d'arrivo. Le strutture che li compongono si articolano in ogni direzione con una proliferazione espansiva infinita, nella quale l'osservatore può librarsi, come in un volo psichedelico, sfuggendo a ogni limite fisico e beffando ogni coordinata spaziale, appunto come un astronauta nell'assenza di atmosfera. Normalmente l'artista determina questi ambienti distribuendo spazi ad intervalli regolari con bande verticali rette, tra le quali s'insinuano passaggi curvilinei, come trama e ordito di un tappeto, distribuendo sapientemente le proporzioni, evitando con cura il groviglio sragionato e ottenendo così percorsi plausibili, architetture probabili, vedute urbanistiche futuribili. Esili colonnati sostengono volte a crociera, archi sospesi sembrano non avere appoggi, colonnette tòrtili di giada e agata, strani marmi trasparenti e archi di vetro si protendono inutilmente verso il vuoto sotto-sovrastante, inverando una selva di forme e strutture architettoniche che s'allontanano all'infinito verso un vuoto stellare, e in questi spazi si può solo fluttuare, si "naviga" idealmente come nelle immagini di realtà virtuale, eludendo ogni legge esperienziale, senza peso e senza orientamento. Tutto ciò è realizzato con una precisione pittorica che ascende agli esiti mimetici del Dalì postsurrealista e fanno guardare ai dipinti di Davide Tonato come a quelli di un odierno Monsù Desiderio guarito dal catastrofismo ma che, in pari col sentimento umano contemporaneo, subisce una grave crisi d'identità e le cui immagini si dilatano specularmente, raddoppiandosi via via su ognuno dei lati. È per noi evidente che la morfologia pittorica di questo paesaggio, così illusivamente definita, non esige alcuna determinata interpretazione. Essa possiede la giusta valenza d'ambiguità che determina complessivamente il simbolo-pittura, per cui ognu no può decidere una propria lettura, vuoi semplicemente visionaria, vuoi di senso allegorico positivo o negativo. Questi antri pseudovirtuali possono apparire come immagini dello smarrimento materiale e perciò un ammonimento moralistico, oppure si possono intendere quali luoghi di rifugio ideale e abitativo nell'incontaminato mondo utopico, dunque invito all'ottimistica attesa del futuro. Non vi è dubbio, comunque, che siano ben diversi e anacronistici più che diacronici, non solo per la tematica ma anche per la realizzazione tecnica, rispetto a quanto i pittori stanno elaborando, sicché, a fronte dell'appiattimento omologante, alla mancanza di proposte stimolanti o quantomeno producenti e allo sbandamento delle facoltà figurative, l'opera di Davide Tonato si distingue proponendo una credibile forma all'antico sapere paesaggistico. È un paesaggio interiore, mentale, ideale, che induce chiunque ne sia incuriosito a esplorare quello straordinario labirinto di meraviglie che è l'architettura senza limiti e senza tempo dell'IO.

 

Renzo Margonari